Fiore misterioso
che porta subito la mente verso le foreste tropicali. In realtà
delle circa 20000 specie di orchidee spontanee esistenti nel mondo,
un discreto numero vive in Italia, in boschi, prati, e arbusteti. In
Romagna si contano circa una quarantina di specie di orchidee spontanee
che sono tutte protette dalla legge regionale n° 2 del 1977. Il
fiore è composto da due parti: quella esterna, il calice, è
costituita da tre sepali disposti a triangolo; quella interna è
composta da due petali, spesso piccolissimi, e dal labello che è
la parte più appariscente ed ha il compito di attirare l'impollinatore.
Le foglie sono lanceolate acute o ovate con le venature parallele che
si congiungono all'apice. La riproduzione delle orchidee dipende dagli
insetti, attirati dal profumo particolare, dalle forme e dal colore
del fiore. Api, bombi o farfalle si posano sul labello, cercando di
raggiungere il nettare nello sperone, toccando così col capo
la massa di polline, situata vicino all'imboccatura dello sperone. Alcune
orchidee senza nettare (come le Ophrys), per attirare l'insetto, assumono
le sembianze dell'esemplare femminile ed emanano un odore che ricorda
quello della sostanza secreta dalle femmine di tali insetti. Questi,
tratti in inganno, tentano l'accoppiamento col fiore, caricandosi di
polline, che deporranno su un'altra orchidea della stessa specie, scambiata
per un'altra femmina. Dopo la fecondazione i fiori appassiscono, mentre
nell'ovario si sviluppano i semi che, cadendo, vengono trasportati dal
vento. Essi sono privi di sostanza alimentare di riserva; al nutrimento
penseranno alcune specie di microfunghi, con i quali molte orchidee
vivranno in simbiosi fino alla formazione del bulbo, altre prive di
clorofilla, per tutta la loro esistenza. Tale simbiosi prende il nome
di micorriza. Un
patrimonio da tutelare: le orchidee vanno osservate da vicino per riconoscere
tutta la loro bellezza, la vivacità dei loro colori e la stranezza
delle loro forme; ma devono essere lasciate al loro posto: sono piante
delicate e difficilmente si adattano a vegetare in un ambiente diverso.